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Il “ostacolo del quinto anno”, una domanda che ricorre sempre durante i colloqui periodici relativi al visto “Competenze specifiche n. 1” nel settore della ristorazione: la tabella di marcia per il passaggio al visto n. 2 e cosa devono fare ora le aziende

«Una volta trascorso il periodo di cinque anni, dovrò tornare nel mio Paese?»
I colloqui trimestrali con i lavoratori stranieri in possesso del visto “Competenze specifiche n. 1” nel settore della ristorazione. Tra i feedback sul lavoro e le preoccupazioni relative alla vita quotidiana, non vi sembra che proprio i dipendenti più seri e capaci esprimano sempre più spesso queste “preoccupazioni per il futuro”?
Il periodo di soggiorno previsto dal visto “Competenze specifiche n. 1” è di massimo 5 anni complessivi. In passato non restava altro da fare che rassegnarsi pensando “Il limite massimo è di 5 anni…”, ma oggi esistono diverse possibilità per lavorare a lungo termine in Giappone e fare carriera.Per evitare che i colloqui periodici si riducano a semplici incontri obbligatori e trasformarli invece in occasioni per delineare insieme il percorso professionale dei lavoratori, illustreremo le opzioni che dovremmo proporre loro in questo momento e i preparativi necessari.
1. La strada tradizionale che rimane il pilastro del settore: il settore della ristorazione con la “Qualifica specifica n. 2”
Nel settore della ristorazione, il permesso di soggiorno di “Competenze specifiche” di livello 2 rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto al livello 1, che richiede “competenze specializzate”, e prevede che il titolare possieda capacità manageriali volte a “coadiuvare la gestione del locale, fornendo guida e supervisione a più dipendenti”.
Se si riuscisse a passare alla versione n. 2, ne deriverebbero i seguenti vantaggi significativi.
- Viene abolito il limite massimo per il rinnovo del permesso di soggiorno(Consente di costruire una carriera a lungo termine)
- Se si soddisfano i requisiti, è possibile far venire con sé i familiari (coniuge e figli)
Ostacoli alla transizione alla versione 2
Tuttavia, non chiunque possa diventare membro semplicemente perché lo desidera. È necessario soddisfare entrambi i requisiti seguenti, in base ai criteri stabiliti dall’OTAFF (Organismo di valutazione delle competenze dei lavoratori stranieri nel settore alimentare) e da altri enti simili.
◆Superamento dell'esame
Esame di competenza linguistica in giapponese (livello N3 o superiore)
Esame di valutazione per la qualifica di “Competenze specifiche di tipo 2” nel settore della ristorazione (organizzato da OTAFF): Esami CBT teorici e pratici con domande formulate esclusivamente in giapponese (senza rubi).
Esame di valutazione per la qualifica di “Competenze specifiche di tipo 2” nel settore della ristorazione (organizzato da OTAFF)
Il tasso di superamento dell’“Esame di valutazione delle competenze per la categoria 2 delle competenze specifiche (organizzato da OTAFF)” nel settore della ristorazione si è attestato, nelle precedenti edizioni, all’incirca tra il 45% e il 60%.
Materiale didattico https://x.gd/7Uihi
La categoria n. 2 diventerà una «qualifica che consente di risiedere in modo permanente in Giappone e di affermarsi come figura chiave all’interno di un’azienda (dirigente, responsabile di negozio, ecc.)».
I principali cambiamenti che saranno concretamente possibili sono i seguenti quattro punti.
1. Verrà abolito il “limite massimo (la barriera dei 5 anni)” del periodo di soggiorno
- Nel caso n. 1: In totaleFino a 5 anniPosso restare in Giappone solo fino a quel momento.
- Nel caso del n. 2: Per il rinnovo del permesso di soggiornoNon ci saranno più limiti massimi(Se si superano i controlli di rinnovo previsti ogni 1, 3 o 5 anni, è possibile continuare a lavorare in Giappone praticamente a tempo indeterminato).
- Vantaggi: Dal punto di vista delle aziende, non sarà più necessario separarsi dopo soli cinque anni da personale di alto livello che è stato formato nel corso di molti anni, rendendo così possibile una gestione a lungo termine dei punti vendita e la definizione di percorsi di carriera.
2. Potrà far venire in Giappone i propri familiari (coniuge e figli)
- Nel caso n. 1: In linea di principio, non è consentito portare con sé i familiari.
- Nel caso del n. 2: Se si soddisfano i requisiti (come la capacità di provvedere al loro sostentamento), è possibile far venire in Giappone il coniuge e i figli per vivere insieme (ricongiungimento familiare).
- Vantaggi: Essere liberati da una situazione simile a quella di chi vive lontano dalla propria famiglia contribuisce alla stabilità psicologica degli stranieri e rappresenta un fattore decisivo affinché decidano di stabilirsi in Giappone e lavorarci a lungo termine.
3. Potrà soddisfare i requisiti per la richiesta del “permesso di soggiorno permanente” (durata della residenza)
- Nel caso n. 1: Il periodo di soggiorno in Giappone con il visto n. 1 viene conteggiato ai fini del calcolo del “periodo di soggiorno con permesso di lavoro (di norma non inferiore a 5 anni)” necessario per la richiesta del permesso di soggiorno permanenteNon è incluso。
- Nel caso del n. 2: Dal momento in cui sono passato al n. 2, la durata del soggiorno è stataVerrà conteggiato ai fini dell’esperienza lavorativa richiesta per la domanda di permesso di soggiorno permanente。
- Vantaggi: Per gli stranieri di talento che desiderano ottenere in futuro la residenza permanente in Giappone, questo è l’aspetto che li motiva maggiormente.
4. Esclusione dal “sostegno obbligatorio” fornito dagli enti di sostegno alla registrazione (riduzione dei costi)
- Nel caso n. 1: Le aziende sono tenute a fornire “10 misure di sostegno”, quali orientamento alla vita quotidiana, colloqui periodici e servizio di trasporto, e nella maggior parte dei casi versano mensilmente una commissione agli enti di sostegno registrati.
- Nel caso del n. 2: QuestiIl sostegno obbligatorio non è affatto necessariorisulterà.
- Vantaggi: Per le aziende, i costi mensili di esternalizzazione (spese di assistenza) si azzerano e si passa alla sola gestione del rapporto di lavoro (alla stregua dei normali dipendenti giapponesi), con una conseguente riduzione significativa dei costi di assunzione.
2. [Titolari di certificazione N1 e N2] Percorso formativo per professionisti con un elevato livello di competenza nella lingua giapponese
Se il membro del personale con cui si tiene il colloquio è giàEsami di competenza linguistica in giapponese N1 e N2Se si possiede tale certificazione, le prospettive future offerte dall’azienda si ampliano ulteriormente. In particolare, chi possiede una certificazione di livello N1 o superiore ha già superato l’ostacolo principale dell’esame di livello 2, ovvero il “giapponese specialistico senza rubi”, aumentando così notevolmente le probabilità di passare al livello 2.
Inoltre, qualora tale personale sia in possesso di un “titolo di studio (laurea o diploma di istituto professionale)”, il passaggio ai seguenti due titoli di soggiorno, che vanno oltre la categoria delle competenze specifiche, diventa un’opzione realistica.
① [Nuovo standard] “Attività specifica n. 46”: un permesso che consente anche di svolgere mansioni sul campo
Se si è conseguito un titolo di studio presso un’università o un corso di laurea magistrale in Giappone e si è in possesso del certificato N1 dell’Esame di Competenza Linguistica in Lingua Giapponese (o di un punteggio pari o superiore a 480 nel Test di Competenza Linguistica in Giapponese per il Mondo degli Affari - BJT), è molto vantaggioso richiedere il cambio di status in “Attività specifica n. 46 (Laureati presso università giapponesi)”.
- Vantaggio principale: possibilità di svolgere mansioni sul posto (accoglienza dei clienti e preparazione dei piatti)Con il visto standard per impiegati (Gijinkoku), in linea di principio non sono ammessi lavori semplici nei negozi né attività prevalentemente sul campo. Tuttavia, con il visto “Attività specifiche n. 46”, è possibile svolgere mansioni che comprendono attività di traduzione e interpretariato, nonché servizi di assistenza clienti, sfruttando un elevato livello di conoscenza della lingua giapponese,Svolgere diverse mansioni pratiche sul campo, quali l’assistenza ai clienti e la preparazione dei piatti nel punto venditaè stato riconosciuto pubblicamente.
- Approccio durante il colloquio:"Se hai conseguito una laurea in un'università giapponese e possiedi il certificato N1, puoi passare alla categoria 'Attività specifiche n. 46', che non prevede il limite di cinque anni, e diventare un punto di riferimento sul campo come candidato a ricoprire in futuro il ruolo di responsabile di negozio o responsabile di zona": in questo modo è possibile illustrare la visione che l'azienda ha di te come potenziale dirigente.
② [Sede centrale – Assunzione per posizioni generaliste] «Tecnica, conoscenze umanistiche e attività internazionali (Gijinkokku)»
Si tratta di un’opzione per chi, dopo aver conseguito una laurea o un diploma presso un’università o una scuola professionale nel proprio Paese d’origine o in Giappone, intenda passare completamente a mansioni d’ufficio di natura specialistica e accademica — quali “marketing presso la sede centrale”, “buyer”, “sviluppo dei punti vendita” o “pubbliche relazioni e gestione delle risorse umane in più lingue” — anziché lavorare direttamente nei punti vendita. Una buona padronanza della lingua giapponese (livello N1/N2) rende più facile dimostrare la propria competenza professionale.
Una roadmap che l’azienda dovrebbe “controproporre” durante i colloqui periodici
Se i dipendenti più validi pensano che il loro impiego durerà solo “cinque anni” e decidono di lasciare il lavoro, ciò rappresenta una grave perdita per il negozio. Sfruttare l’occasione dei colloqui periodici per illustrare in modo concreto i passaggi riportati di seguito contribuisce a infondere un senso di sicurezza.
Passaggi per il passaggio alla categoria 2 e il cambio di visto (ad esempio: durante il colloquio del terzo anno della categoria 1)
1. Promozione di ruolo (posizione):Terzo anno dal mio arrivo nel Paese...
Attraverso i colloqui verificheremo la motivazione del candidato, il suo percorso formativo e la sua padronanza della lingua giapponese, affidandogli gradualmente mansioni manageriali in negozio, quali il ruolo di “mentore dei colleghi più giovani” o l’“assistenza al responsabile di turno”. Questo segnerà l’inizio del conteggio dei “due o più anni di esperienza pratica nella formazione” richiesti per il livello 2.
2. Definizione dell'orientamento linguistico e professionale:Dal terzo al quarto anno dopo l'arrivo nel Paese.
Se il richiedente possiede una laurea conseguita in un’università giapponese e soddisfa i requisiti quali il livello N1, in questa fase si prende in considerazione la possibilità di prepararsi al passaggio alla categoria “Attività specifiche n. 46” (adeguamento delle mansioni lavorative). Nel caso in cui si intenda seguire il percorso per ottenere la categoria n. 2, si incoraggia il richiedente a sostenere l’esame per ottenere un livello pari o superiore a N3.
3. Sostenere l'esame e preparare i documenti:Dal quarto al quinto anno di soggiorno.
Nel caso del percorso n. 2, è necessario effettuare la registrazione del candidato dalla pagina personale dell’azienda e fargli sostenere l’esame OTAFF n. 2 (in modalità CBT). Nel caso del percorso n. 46 per attività specifiche, occorre raccogliere il certificato di diploma e i documenti attestanti la conoscenza della lingua giapponese.
4. Domanda di modifica del titolo di soggiorno:Prima di arrivare al quinto anno.
Occorre preparare i documenti richiesti in base al rispettivo percorso e presentare la domanda di modifica all’Agenzia per la gestione dell’immigrazione e del soggiorno.
In sintesi: i colloqui periodici come occasione per formare i “futuri direttori e dirigenti”
Il colloquio periodico relativo alla categoria 1 delle competenze specifiche non serve solo a verificare se ci siano problemi nella vita quotidiana.
In particolare, per i dipendenti che hanno superato il terzo anno di servizio, si procede a un’analisi delle loro caratteristiche personali, quali la “padronanza del giapponese” e il “titolo di studio”, in vista della qualifica “Competenze specifiche di tipo 2”やÈ un’ottima occasione per le aziende di proporre opzioni concrete come l’“attività specifica n. 46”.
Dimostrando che “l’azienda sta riflettendo insieme a loro sul proprio futuro”, i dipendenti nutriranno speranza nel proprio futuro in Giappone e contribuiranno ancora di più al successo del punto vendita. Trasformiamo la “barriera dei cinque anni” in un’opportunità di crescita sia per l’azienda che per i singoli dipendenti.
